“Un giorno un contadino riposandosi sotto un’ombra al termine di una giornata stancante si accorse di un bozzolo di una farfalla. Il bozzolo era completamente chiuso ad eccezione di un piccolo buchino sulla parte anteriore.
Incuriosito, il contadino osservò attraverso il piccolo buchino, riuscendo a intravedere la
piccola farfalla che si dimenava con tutte le sue forze. Il contadino osservò a lungo gli
sforzi eroici dell’elegante bestiolina ma per quanto la farfalla si sforzasse per uscire dal
bozzolo, i progressi apparivano minimi.


Cosi il contadino, impietosito dall’ impegno della piccola farfalla, tirò fuori un coltellino da lavoro e delicatamente allargò il buco del bozzolo finché la farfalla poté uscire senza alcun sforzo.
A questo punto accadde qualcosa di strano. La piccola farfalla, aiutata ad uscire, non
aveva sviluppato muscoli abbastanza forti per potersi liberare in aria.
Nonostante i ripetuti tentativi, la fragile farfalla rimase a terra e riuscendo a trascinarsi solo per pochi centimetri dal bozzolo incapace di fare ciò per cui la natura l’aveva fatta nascere.
Il contadino si accorse del grave errore fatto ed imparò una lezione che non dimenticò per il resto della sua vita:
Attraverso le difficoltà la natura ci rende più forti e degni di esprimere i
nostri talenti.”

Nessun’altra frase potrebbe rappresentare al meglio il progetto realizzato ad Haiti.
Haiti, definita da sempre la perla dei Caraibi, oggi è un paese costantemente messo alla
prova da disastri naturali; non ultimo l’uragano Irma che ha colpito la nazione durante la nostra permanenza e che ha fatto ingenti danni nel nord.

Passando per le strade della capitale ancora si vedono le ferite del terremoto che ha
messo a dura prova questo popolo. Case distrutte e macerie sono infatti gli scenari che si
scorgono dalla macchina durante il viaggio verso la missione che ci avrebbe ospitato.

La popolazione è ridotta alla povertà; la maggior parte di loro sopravvive alla giornata
inventandosi nuovi lavori pur di portare a casa il cibo per sé e per la propria famiglia.
In questo contesto, nel mese di agosto, in collaborazione con il CSI è stata messa in atto
la formazione “Sport e Resilienza” per insegnanti ed educatori che lavorano con bambini
delle zone disagiate.

Nel primo giorno di formazione la curiosità predominava; non vedevo l’ora di dare un volto e un nome ai partecipanti. Alcuni di loro avevo avuto l’opportunità di conoscerli
precedentemente durante il mese di volontariato che avevo effettuato con CSI per il
mondo. Ero felice di ritrovarli e di riscoprirli in una nuova ottica.

Dopo un iniziale momento di imbarazzo, dovuto alla mancata conoscenza reciproca, si da’ il via alla formazione. Tutti i partecipanti ascoltano attivamente le tematiche trattate
appassionandosi sempre di più e portando esempi di vita vissuta.

Durante le giornate successive il gruppo di perfetti sconosciuti inizia ad interagire
raggiungendo un nuovo equilibrio e una nuova strutturazione.
Da singoli individui, infatti, si trasformano in un vero e proprio gruppo capace di esprimere le risorse e i talenti di ciascuno valorizzandoli e accrescendoli. È stato un immenso piacere vederli collaborare fra loro durante le attività proposte con una sensibilità unica e rara.

Quei giorni di formazione li avevano aiutati ad avere una nuova visione del mondo basata sull’accettazione non giudicante dell’altro e sul desiderio di scoprire e accrescere i talenti di ciascuno.

Con questo clima di aiuto reciproco si è arrivati senza accorgersi agli ultimi giorni.
Qui la malinconia, la tristezza e la consapevolezza di essere giunti ormai alla fine di
questo splendido percorso facevano da padroni.

L’ultimo giorno è stata una grande festa in cui ciascuno ha contribuito a renderlo unico e
indimenticabile. Dopo la consegna dei diplomi e le foto di rito, gli insegnanti e gli educatori ci hanno sorpreso eseguendo un canto di saluto con il quale volevano esprimerci appieno la loro gratitudine per quei giorni trascorsi assieme.

Alla fine di questa esperienza posso dire di essere rimasta positivamente sorpresa dalle
risorse personali di ciascuno; solo alla fine, infatti, ho compreso quanto quelle persone
avessero già dei percorsi di vita “resilienti”.

Riprendendo la storia iniziale posso affermare di averli veramente conosciuti solo alla fine del loro processo di trasformazione e di aver avuto la fortuna di ammirarli come “splendide farfalle”.

È proprio vero che la natura e la vita ad Haiti ti mettono alla prova costantemente. Haiti
infatti è una madre crudele che ti strema ogni giorno, la maggior parte delle persone non
può nemmeno scappare da questa crudeltà, è confinata all’interno della sua terra. E questi confini sono sia fisici che mentali.

Eppure i talenti e le risorse che queste persone sono riusciti a sviluppare col tempo sono
qualcosa che supera i confini stimandone il loro valore.

Penso, quindi, che il vero obiettivo di questa formazione sia stato quello di dare loro gli
strumenti e le competenze per identificare questi talenti in primis in sé stessi e poi negli
altri al fine di sviluppare percorsi di vita resilienti.

Mi piacerebbe concludere con una frase:
“Se il bruco dovesse resistere al cambiamento non diventerebbe mai farfalla”.

Resilienza è anche questo essere flessibili e lasciarsi andare al cambiamento fidandosi
che tutto ciò che si incontrerà lungo il cammino contribuirà alla propria crescita personale.

Ringrazio gli insegnanti e gli educatori di essersi fidati e di aver creduto in questo progetto.

Marta Landoni

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LA FORZA DELLE FARFALLE